I ragazzi di via Buonarroti 29

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giovedì 10 gennaio 2013

Dreyfus: 1906-2006: centenario dell’assoluzione di Alfred Dreyfus, di Massimo Sestili

Alfred Dreyfus- Foto segnaletica

Dreyfus

1906-2006: centenario dell'assoluzione di Alfred Dreyfus

di Massimo Sestili
Premessa:
Ricordare oggi, nel centenario della sua definitiva assoluzione, la vicenda giudiziaria del capitano Alfred Dreyfus, Ebreo di origine alsaziana, è per la scuola particolarmente importante per tre fondamentali motivi: 1. il processo e la condanna di Dreyfus sono intrinsecamente legati alla travagliata storia della Terza Repubblica francese, tanto che una reale comprensione di quella intensa stagione storico-politica, e della successiva tragedia morale di Vichy, risulta piuttosto problematica, senza una appropriata lettura del conflitto politico, sociale, economico e culturale che l’affaire solleva e rende esplicito; 2. il processo è preceduto e reso possibile dalla crescita del movimento antisemita moderno che, durante gli anni dello scontro più acceso tra dreyfusard e antidreyfusard, intensificherà la sua forza e la sua minaccia; 3. l’intervento di numerosi scrittori in difesa di Dreyfus segna la nascita del moderno intellettuale engagé, figura che segnerà profondamente la storia del Novecento, almeno fino agli anni ’70. Cercherò di sviluppare molto sinteticamente questi tre punti.
Paradigma di ogni ingiustizia o, per meglio dire, di una giustizia che non sa essere giusta, l’affaire non ha mai cessato di suscitare l’interesse di studiosi e scrittori, sollevando ogni volta accesi dibattiti e divisioni. In proposito, è sufficiente ricordare che, nel centenario della morte di Émile Zola, un’inchiesta, condotta da Alain Pages ha riaperto in Francia il problema del presunto assassinio dello scrittore da parte di esponenti antidreyfusard.
Affrontare in classe un argomento così complesso è oggi possibile, grazie ad una bibliografia piuttosto ricca e articolata, in grado di cogliere le molteplici connessioni della vicenda giudiziaria con i fermenti politici, sociali e culturali di fine Ottocento. In proposito, è importante segnalare che l’affaire  ha dato vita ad un vero e proprio genere letterario di cui, L’affaire Moro di Leonardo Sciascia, è l’esempio più apprezzabile nella letteratura italiana contemporanea. L’errore giudiziario potrebbe quindi essere il tema di un percorso interdisciplinare sulla letteratura europea. Altro campo di ricerca potrebbe essere lo studio dell’impatto che l’affaire ebbe in Italia attraverso la lettura dei quotidiani dell’epoca.

Alfred Dreyfus

 L’arresto e la condanna del traditore
Il 25 settembre 1894, il maggiore Joseph Henry, vice comandante dell’Ufficio Statistica, sigla di copertura del Servizio Segreto francese, intercetta una lettera anonima - diventata famosa con il nome di bordereau - indirizzata all’addetto militare dell’Ambasciata tedesca a Parigi, colonnello Schwartzkoppen.
Le informazioni militari contenute nella missiva sono di scarso interesse, e comunque non tali da mettere a repentaglio la sicurezza nazionale. Tuttavia, il bordereau denuncia in modo inequivocabile che, all’interno dei quadri ufficiali dell’esercito, opera una spia al servizio della potenza nemica più odiata: la Germania. L’esercito francese rischia di venir definitivamente colpito nella sua credibilità.
In seguito a sommari e orientati confronti calligrafici condotti dal maggiore du Paty de Clam, personaggio controverso e poco equilibrato, immediatamente i sospetti cadono sul capitano Alfred Dreyfus, ufficiale stagista allo Stato Maggiore, che viene arrestato il 15 ottobre con la pesante accusa di alto tradimento per aver venduto ad una potenza nemica importanti e segretissime informazioni militari, e rinchiuso nel carcere dello Cherche-Midi in completo isolamento. Al presunto colpevole e al suo avvocato difensore non verrà mai notificato ufficialmente l’atto d’accusa.
Il 19 dicembre inizia il processo; il Consiglio di Guerra, dopo numerose schermaglie con la difesa, decide di celebrarlo a porte chiuse, con la motivazione che sono in giuoco vitali interessi nazionali: è l’annuncio di una sicura condanna. Il 22 dicembre viene emessa la sentenza: all’unanimità Dreyfus è condannato alla deportazione a vita ed alla degradazione militare.
Il 5 gennaio 1895, nel cortile della Scuola Militare di Parigi, Dreyfus viene degradato: il suo grido disperato - “Sono innocente!” - si sovrappone, come un debole controcanto, alla melodia principale di una folla minacciosa che grida - “Morte all’Ebreo!”, “Morte al Giuda traditore!”-. Quella mattina, tra il pubblico di giornalisti, è presente Theodor Herzl, inviato speciale del quotidiano viennese «Neue Freie Presse»: la disumanità di quella colorita rappresentazione che aveva al centro della scena un Ebreo, le urla di odio della folla al suo indirizzo, cambiarono il corso della sua vita: nella sua mente lucida e irrequieta nasceva il programma sionista. La straziante scena dell’ufficiale Ebreo degradato svelava, ancora una volta, che l’ennesima persecuzione stava per iniziare, che gli Ebrei non potevano considerarsi al sicuro neppure in seguito alle leggi emancipatorie e proprio nel paese che, per primo, li aveva resi liberi cittadini.
Come si arriva alla condanna di un innocente, nell’indifferenza generale e nel disprezzo delle più elementari regole del diritto solo perché Ebreo?

Georges Clemenceau


La Terza Repubblica
La disfatta di Sedan aveva provocato un vero e proprio trauma nazionale: la perdita dell’Alsazia-Lorena, il ridimensionamento della  grandeur, il disonore dell’esercito, avevano profondamente ferito l’orgoglio francese. La politica di Napoleone III viene definitivamente sconfitta e con essa il mito di un esercito invincibile. Nella nazione umiliata e smarrita, che si interroga sulle ragioni della sconfitta, sale l’onda sciovinista e nazionalista. Sedan non è un duro colpo solo per i francesi, ma anche per quegli Ebrei alsaziani che scelgono la cittadinanza francese: tra questi la famiglia Dreyfus.
La Terza Repubblica, nata dalle ceneri di Sedan e dal bagno di sangue della Comune, vive in un continuo stato di crisi, basti pensare che, dal 1875 al 1915 si succedono ben 52 governi e 279 ministri, e che nei dodici anni dell’affaire, dal 1894 al 1906, si alternano ben 15 governi.
Un chiaro sintomo della crisi che pervade il paese è il tentativo bonapartista del generale Boulanger che, dopo aver ottenuto 80 mila voti nella sola capitale alle elezioni del 1889, sollecitato da alcuni suoi collaboratori nazionalisti a compiere un colpo di Stato, si rifiuta, convinto di poter conquistare il potere per acclamazione popolare. Boulanger viene bloccato e, accusato di complotto contro lo Stato, fugge a Bruxelles, dove muore suicida il 30 settembre 1891. Tuttavia, l’episodio contribuisce ad acuire la crisi tra esercito e istituzioni repubblicane, accrescendo la diffusa sfiducia nei confronti dei militari, sempre più impopolari.
In questo quadro di crisi istituzionale e allarme sociale, intervengono due importanti episodi di crisi finanziaria. Nel 1881, in seguito a manovre speculative attuate dai Rothschild, inizia il fallimento della banca cattolica Union Générale, e ciò crea i presupposti per una ennesima campagna contro la finanza ebraica, giudicata dominante e quindi nociva per gli interessi nazionali. Nel 1891, viene alla luce lo scandalo del Panama. Ferdinand de Lesseps, già noto per la realizzazione del Canale di Suez, nel 1881 fonda una compagnia per l’apertura di un canale a Panama. Errori di progettazione e crisi economica costringono la compagnia  ad emettere delle obbligazioni rimborsabili e, per ottenere una legge apposita, compra i voti di alcuni parlamentari. La corruzione, in seguito al fallimento della compagnia, diventa di dominio pubblico e scatena una dura reazione nel paese. La stampa nazionalista e antisemita di nuovo attacca gli Ebrei, additati come i responsabili della corruzione.

Edouard Drumont


Nazionalismo e antisemitismo
Dalla violenta campagna di stampa emerge con assoluta chiarezza la correlazione tra nazionalismo sciovinista ed antisemitismo: pur nelle evidenti differenze storiche, sociali, politiche e ideologiche, questi due movimenti trovano un punto di saldatura nella Francia di fine Ottocento. Tra gli scrittori impegnati ad alimentare questo clima di tensione, troviamo Maurice Barrès , autorevole voce di un nazionalismo violentemente xenofobo, che cura per «Le Figaro» la rubrica Contre les étrangers. I risultati non tardano ad arrivare. Ad Aigues-Mortes, cittadina nel Sud della Francia, nelle saline di Fangause e Peccais, dove ogni anno migliaia di lavoratori stagionali italiani vengono occupati in un lavoro massacrante e sottopagato, dal 16 al 18 agosto del 1893 si verificano duri scontri: dieci italiani muoiono in seguito alle percosse subite.
L’odio antisemita è alimentato e diffuso da Édouard Drumont, autore, nel 1886, de La France Juive. Questo testo, con le sue 150 edizioni, può essere considerato a pieno titolo il manifesto del movimento antisemita francese. Nel 1892, Drumont fonda e dirige «La Libre Parole», che ha come sottotitolo La France aux Français: il quotidiano, è la maggiore voce degli antidreyfusard, e chiede ripetutamente la condanna di Dreyfus. Molto attivo in tal senso è anche  Max Regis, direttore del quotidiano algerino «L’Antijuif», che nel 1897 fonda la «Lega Antisemita di Algeri». Nella campagna elettorale per l’elezione del sindaco della capitale algerina, che lo vedrà vincitore, chiude i suoi comizi con la seguente frase: «Noi arrossiremo l’albero della nostra libertà col sangue ebreo ».
I toni sono ormai talmente accesi che il diplomatico italiano Raniero Paulucci di Calboli poteva annotare nel suo diario: «È una buona professione alla fine del secolo XIX quella dell’antisemita».
Bernard Lazare


Bernard Lazare e Émile Zola
Il primo intellettuale che riuscirà a spezzare la coltre di silenzio calata sulla condanna di Dreyfus sarà Bernard Lazare, uno scrittore poco noto al grande pubblico, ma molto attivo nel denunciare i pericoli del movimento antisemita con articoli e pamphlet. Sollecitato da Methieu Dreyfus, fratello di Alfred, nel novembre del 1896, Lazare pubblica a Bruxelles Une erreur judiciaire: la vérité sur l’Affaire Dreyfus, un pamphlet che ha il grande merito di segnalare tutte le irregolarità del processo e di sollevare forti dubbi sulla colpevolezza del capitano Ebreo. Irregolarità e dubbi che Lazare comunica a Scheurer-Kestener, vice presidente del Senato, e a Émile Zola che, il 16 maggio 1896, aveva iniziato la sua battaglia contro il crescente antisemitismo, con la pubblicazione sul quotidiano «Le Figaro» dell’articolo Pour les Juifs, fornendo un valido sostegno allo stesso Lazare. È l’inizio del movimento dreyfusard: la pubblicazione del J’accuse di Zola, il 13 gennaio del 1898 sul quotidiano «L’Aurore», diretto da Georges Clemenceau, sarà decisivo per arrivare alla scoperta della vera spia nella persona del comandante Esterhazy e, dopo ben altri due processi, alla definitiva assoluzione di Dreyfus.
La battaglia civile per il riconoscimento dell’innocenza di Dreyfus si intreccia dunque con l’opposizione al movimento antisemita e la difesa dei valori repubblicani. La stesura del manifesto degli intellettuali, firmato tra gli altri, da Marcel Proust, Anatole France, Charles Péguy, Georges Clemenceau, Jean Jaurès, André Gide e Octave Mirbeau, è l’evento che segna la nascita del moderno intellettuale engagé, figura fondamentale per lo sviluppo di quel vasto movimento dreyfusard  che difenderà la Terza Repubblica traghettandola, con “lo spirito di Verdun” e la ritrovata unità nazionale, verso la vittoria nel primo conflitto mondiale. Tuttavia, la profonda lacerazione creata nella società francese dall’affaire Dreyfus, non sarà mai del tutto rimarginata: il collaborazionismo del governo di Vichy ne è l’esempio più rilevante.
Massimo Sestili
Emile Zola

Bibliografia fondamentale
Massimo Sestili, L’errore giudiziario. L’affaire Dreyfus, Zola e la stampa italiana, con una nuova traduzione del J’accuse di Zola, Faenza, Mobydick, 2004.
Bernard Lazare, Contro l’antisemitismo, a cura di Massimo Sestili, Roma, Datanews, 2004.
Bernard Lazare, L'affaire   Dreyfus  : un errore giudiziario, a cura di Paolo Fontana, Faenza, Mobydick, 2001.
Riccardo Reim, La Parigi di Zola, Roma, Editori Riuniti, 2001.
Émile Zola, Il caso Dreyfus, a cura di Tiziana Goruppi, Serra e Riva Editori, Milano 1985.
Zeev Sternhell, Né destra né sinistra. L’idelogia fascista in Francia, Milano, Baldini e Castaldi, 1997.
Gianni Rizzoni, Dreyfus. Cronaca illustrata del caso che ha sconvolto la Francia, pref. di Indro Montanelli, Editoriale Giorgio Mondadori, Milano 1994.
Raniero Paulucci di Calboli, Parigi 1898: con Zola per Dreyfus, diario di un diplomatico, a cura di Giovanni Tassani, Clueb, Bologna 1998.
Norman L. Kleeblatt, L’affare Dreyfus. La storia, l’opinione, l’immagine, a cura di, Bollati Boringhieri, Torino 1990.
Mathieu Dreyfus, Dreyfus mio fratello, prefazione di Jacques Millerand, Editori Riuniti, Roma 1980.
Fausto Coen, Dreyfus, Mondadori Editore, Milano1994.

Articolo pubblicato su Nuova Secondaria N.5 Anno XXIII del 15 gennaio 2006


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